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Come iniziare a scrivere subito con la struttura narrativa circolare

la struttura narrativa circolare

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In questi giorni di reclusione forzata per via del coronavirus, sto approfittando della situazione di stasi generale per pensare ad una nuova trama (un po’ meno impegnativa rispetto a Reiecta) da realizzare appositamente per essere letta online su siti come Tapas.io che privilegiano la visualizzazione verticale da mobile. Sembra una cosa da nulla, ma in realtà cambia completamente il layout delle tavole! Ho postato il mio fumetto breve L’Appel du Vide su Tapas, ma chiaramente non è fatto per quello scopo e ci vuole altro per attirare gli occhietti della gente sul mio lavoro.

Dal momento che sto lavorando a questo nuovo progetto, ho pensato di condividere il mio metodo di lavoro per la creazione della trama narrativa di base, in altre parole “l’ossatura” della mia storia, su cui andranno poi impostati gli episodi più circoscritti che costituiranno la sceneggiatura completa. Tale metodo è chiamato in inglese “the story circle”, che possiamo tradurre in italiano come “la struttura narrativa circolare”; o “hero’s journey”, “il viaggio dell’eroe”.

Perché la struttura narrativa circolare?

Prima di dedicarmi alla scrittura di questo post, ho effettuato una breve ricerca su google utilizzando diverse parole chiave che potevano richiamare questo metodo, in realtà piuttosto conosciuto soprattutto nei paesi di lingua anglofona. Questa ricerca è servita a verificare se qualcuno ne avesse già parlato in italiano, il che avrebbe reso il mio intervento inutile o comunque ripetitivo. Ammetto di non avere passato molte ore a fare ricerche, ma diciamo che non ho trovato niente di questo tipo tra i primi risultati e ho pensato di colmare questa lacuna.

Tra le strutture narrative che si trovano più facilmente nei siti italiani dedicati c’è quella che riproduce una curva o una montagna, il cui picco rappresenta il “climax”, ossia il momento di maggiore tensione della storia, dopodiché il conflitto si risolve, la tensione scende fino ad arrivare alla conclusione.

Sarò completamente sincera, questo tipo di schema è così generico che non mi aiuta in nessun modo come sceneggiatrice. L’accento è posto sul fatto che “esiste un conflitto”, ma questo è sottinteso al concetto di storia stesso: se non c’è conflitto, non c’è storia. Ma come trovare il nostro specifico conflitto, quello di cui vogliamo scrivere?

Ed è qui che entra in gioco la struttura narrativa circolare. Concentrando l’attenzione non sulla storia ma sull’eroe, ci aiuta a individuare il conflitto. Perché? Perché il conflitto è connaturato all’eroe stesso, in quanto nasce da un suo desiderio. L’oggetto del suo desiderio si trova fuori dalla sua zona di comfort, quindi per ottenerlo deve affrontare gli ostacoli che si trovano di fronte a lui. In altre parole, nel momento stesso in cui creiamo l’eroe, creiamo anche la sua storia. A questo proposito, se volete un aiuto per la creazione del vostro eroe (o di qualunque altro personaggio), ho creato un questionario apposito e molto approfondito!

Dal Monomito allo schema di Dan Harmon: la nascita della struttura narrativa circolare

La struttura circolare proviene dal Monomito, o Viaggio dell’Eroe, che schematizza lo svolgimento di una grande quantità di miti, leggende e storie da ogni parte del mondo. Tale schema venne popolarizzato da Joseph Campbell nel suo saggio L’eroe dai mille volti. Si tratta di una pubblicazione del 1949, e quindi un po’ datata rispetto all’evoluzione più recente del romanzo e della sceneggiatura; inoltre, è uno schema utile per analizzare storie già esistenti, ma non altrettanto per la scrittura di nuovi testi. Per questo motivo lo sceneggiatore Dan Harmon l’ha modificata riducendo i punti focali da 17+ a 8 e rendendo lo schema più agile e adattabile.

Come nel Viaggio dell’Eroe è presente la divisione in due semicerchi, uno rappresentante il mondo “ordinario” e l’altro rappresentante “l’abisso”, o la Zona di Pericolo. Sulla circonferenza sono presenti 8 punti focali: You (Tu), Need (Bisogno), Go! (Vai!), Search (Cerca), Find (Trova), Take (Prendi), Return (Ritorno), Change (Cambiamento). Per una spiegazione approfondita degli originali punti focali forniti da Dan Harmon vi linko questa pagina (in inglese), perché nel mio post mi concentrerò sul mio personale adattamento di questo schema.

La mia traduzione+adattamento della struttura narrativa circolare

Invece di limitarmi a una traduzione dei punti forniti dallo schema originale, ho deciso di modificarlo leggermente, soprattutto nella parte riguardante il conflitto tra Desiderio e Bisogno.

Come abbiamo visto prima, il Desiderio dell’Eroe è basilare perché la trama si metta in moto. Ma nelle storie migliori e più soddisfacenti dal punto di vista narrativo, il Desiderio non corrisponde al Bisogno, sebbene le due cose siano collegate e spesso in conflitto.

Per un esempio molto semplice, osserviamo due film Disney dal tono teoricamente molto simile: Aladdin ed Hercules, entrambe commedie musicali suddivise in tre atti.

L’Eroe Aladdin funziona perché il suo desiderio (conquistare il cuore di Jasmine) non corrisponde al suo bisogno (essere sincero con se stesso e con gli altri su chi è veramente), ma le due cose sono allo stesso tempo collegate e in conflitto tra loro. Per sposare Jasmine Aladdin ha bisogno di fingere di essere un principe; ma disonestà e finzione sono tratti che Jasmine odia, e che non gli permetterebbero di vivere appieno il suo amore.

L’Eroe Hercules non funziona perché il suo desiderio (trovare un luogo a cui appartenere) non ha niente a che vedere con il suo bisogno (essere generoso e altruista al punto di sacrificare la propria vita per Megara). La cosa avrebbe potuto funzionare se Hercules fosse stato presentato come un tipo egoista e mal disposto verso il prossimo, ma non è questo il caso. Ecco perché il suo arco narrativo appare insoddisfacente nonostante sia tecnicamente completo. Per un’analisi più approfondita di questi meccanismi vi rimando all’ottimo video di Lindsay Ellis sull’argomento.

L’originale schema di Dan Harmon comprende un accenno alla dualità Desiderio/Bisogno ma, nella mia umile opinione, non espressa in modo completamente compiuto. Ecco perché oltre a tradurlo in italiano ho deciso di modificarlo leggermente per evidenziare questo punto, rendendo comunque disponibile anche l’originale nel caso preferiste quello.

Una breve spiegazione dei punti focali

Eroe in zona di comfort

In originale era “You”, ma l’ho tradotto come “Eroe” per indicare un soggetto più generico. L’Eroe puoi essere “tu” ma può essere anche un personaggio diverso da te. Si trova nella sua zona di comfort, ossia di inazione. La “zona di comfort” non deve necessariamente essere di vero comfort. Ad esempio, all’inizio del mio Reiecta uno dei due protagonisti, Anvar, è tutt’altro che a suo agio con la sua natura di licantropo, ma allo stesso tempo è in uno stato di inazione, perché non sta facendo nulla al riguardo. In altri casi la zona di comfort è di vero comfort: Frodo, ad esempio, è felice a casa sua nella Contea (anche se a volte sente il richiamo dell’avventura).

Desiderio (vs Bisogno)

L’Eroe ha un Desiderio, che lo spinge ad uscire dalla zona di comfort o dal “mondo ordinario”. Questo Desiderio è collegato strettamente ad un suo Bisogno, anche se a questo punto della trama lo stesso protagonista potrebbe non esserne consapevole. In questa parte della storia il lettore è disponibile ad accettare anche una serie di pure coincidenze che porteranno al punto successivo (come ripetono molti scrittori, le coincidenze vanno benissimo per mettere l’Eroe nei pasticci, ma non per tirarlo fuori dai guai).

Ne Il Signore degli Anelli, Frodo viene in possesso dell’Anello per fattori del tutto indipendenti dalla sua volontà o azione, ed il suo Desiderio (una volta venuto a conoscenza della vera natura dell’oggetto), è di riuscire a liberarsene definitivamente.

Iniziativa

Succede qualcosa che dà il via all’Iniziativa dell’Eroe, che lo spinge ad entrare in una situazione non familiare. Può essere la spinta da parte di un Mentore, o il primo intervento dell’antagonista, o anche un incidente casuale.

Ricerca e adattamento

L’Eroe è entrato nella Zona di Pericolo ed è costretto ad affrontare una serie di ostacoli in un’escalation di tensione narrativa. Se dovessimo disegnare questa parte della storia, sarebbe visualizzabile come una serie di picchi su un grafico generalmente in salita. Gli ostacoli devono diventare sempre più impervi per testare la capacità di adattamento dell’Eroe.

Scoperta/Invenzione che risolve il Desiderio

All’apice più alto della prima metà della Zona di Pericolo arriviamo a un temporaneo calo della tensione narrativa e a un rallentamento della trama. L’Eroe trova ciò che stava cercando, ossia la risposta al suo Desiderio. Ma qualcosa non funziona. A questo punto deve rendersi manifesto il suo Bisogno, in collegamento ma anche in conflitto col suo Desiderio.

Dopo molte traversie e rischiando la vita, Frodo arriva a Gran Burrone, dove re Elrond tiene il gran Consiglio per decidere cosa fare dell’Anello. Nessuno pretende più nulla da Frodo, ma durante il suo viaggio lui si è reso davvero conto del pericolo che l’Anello costituisce, e si offre di portarlo a Mordor. Il suo Desiderio (liberarsi dell’Anello) non corrisponde ancora al suo Bisogno (proteggere la Contea) perché se lasciasse il malefico oggetto nelle mani di qualcun altro, Sauron vincerebbe. Per rimettere in linea il suo Desiderio e il suo Bisogno, Frodo deve recarsi a Mordor di persona, con poche speranze di sopravvivere a questa prova.

Pagamento del prezzo

L’obiettivo del protagonista è cambiato, e la posta in gioco si è alzata esponenzialmente, così come il conflitto esteriore e/o interiore all’Eroe. Per raggiungere il nuovo obiettivo (corrispondente stavolta al Bisogno), l’Eroe deve pagarne il prezzo. Questo è un punto importante perché se non ci fosse prezzo da pagare la tensione si allenterebbe immediatamente e il lettore non si sentirebbe umanamente coinvolto. Inoltre il prezzo dev’essere qualcosa di molto caro all’Eroe, per rappresentare uno scambio equivalente rispetto alla risoluzione del Bisogno. Frodo riesce infine a gettare l’Anello nel fuoco di Monte Fato, ma paga sia in termini fisici (rimettendoci un dito, tra le altre cose) sia, soprattutto, in termini psicologici.

Ritorno

Questo punto è abbastanza chiaro. L’obiettivo è raggiunto, la tensione narrativa rallenta e si scioglie. L’Eroe torna gradualmente alla situazione iniziale, ossia quella del “mondo ordinario”, o di stasi.

Cambiamento esterno e/o interno

Anche se l’Eroe torna allo stato iniziale, qualcosa è cambiato intorno e/o dentro di lui. Alla fine de Il Signore degli Anelli, tutto il gruppo degli hobbit è cambiato: sono diventati più forti e saggi grazie alla loro esperienza, ma allo stesso tempo riescono a rapportarsi con più difficoltà al mondo della Contea che avevano lasciato all’inizio del loro viaggio. Questo è particolarmente vero per Frodo, al punto che infine, compreso che le sue ferite non guariranno mai del tutto, decide di lasciare la sua terra natale per andare a vivere a Valinor con Bilbo e con gli elfi.

Conclusione

Spero che questo semplice schema e gli esempi possano aiutarvi a costruire la vostra prossima trama! Ovviamente ci tengo a sottolineare che si tratta soltanto dell’ossatura fondamentale, e che comunque non è necessario seguire fedelmente ogni passo qui esposto. Lo schema narrativo circolare dev’essere un utilissimo punto di partenza, non certo uno di arrivo! Sbizzarritevi a trovare varianti e mi raccomando, fate soffrire il vostro Eroe! Deve guadagnarsi il suo lieto (o tragico) fine!!😁

Ora ritorno a lavorare sul mio progettino… e voi?😊

Continua la lettura!

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